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Trader contro l’anti-speculazione Usa

 

La lotta alla speculazione non ha molti fan, specialmente nel mondo della finanza e tra gli operatori che temono di perdere buona parte delle laute commissioni che finora hanno sempre lucrato. Con una riduzione dei movimenti speculativi, infatti, si ridurrebbero anche le movimentazioni in generale, così i primi a rimetterci sarebbero gli intermediari che per primi si ribellano.In Italia la Consob ha limitato fortemente le vendite allo scoperto, ma mentre l’Europa sta cercando ancora una regolamentazione comune, proprio dagli Stati Uniti, patria dell’economia di mercato, arrivano le norme più severe contro cui si sono già levate le voci polemiche delle associazioni finanziarie.

La Cftc, Commodity Futures Trading Commission, degli Stati Uniti, infatti, ha promulgato a ottobre un Position Limits Rule, che limita fortemente il numero di contratti derivati che un operatore può comprare o vendere in un determinato periodo di tempo, con l’obiettivo dichiarato di disincentivare e contrastare la speculazione finanziaria. Ma due associazioni di categoria – la International Swaps and Derivatives Association e la Securities Industry and Financial Markets Association – hanno presentato un ricorso davanti a una Corte federale contro la Cftc e la sua decisione.

Sia la Isda sia la Sifma riuniscono banche, intermediatori finanziari e operatori di Borsa di tutto il mondo, secondo i quali non esiste un problema di eccessiva speculazione. L’accusa è che la Position limits rule è nella migliore delle ipotesi non necessaria e, nella peggiore, dannosa per Wall Street.

Da un lato la Commissione punta a rendere efficace la Dodd-Frank – la grande riforma del sistema finanziario approvata dal Congresso democratico e promulgata dal presidente Obama – ma per gli operatori del settore la Cftc è andata troppo oltre in questo intento regolatorio e la nuova regole renderanno più difficile per chi lavora nel mercato gestire il rischio e per i mercati restare efficienti nel fissare i prezzi; d’altro canto gli investitori pagheranno gli alti costi necessari per ridisegnare le strategie di trading.

Il bersaglio grosso, però, è proprio la Dodd-Frank, che secondo i democratici è nel mirino delle società finanziarie e dei trader che non vogliono alcun tipo di regolazione e cercano di sfuggire al controllo della politica e delle autorità di vigilanza. Ma la crisi del 2007-2008 e quella attuale nascono in parte proprio dai movimenti fuori controllo dei mercati e dalla carenza di sorveglianza da parte degli organismi indipendenti.

Da questo braccio di ferro – a livello globale – dipenderà il futuro del mercato globale e si dovrà stabilire se la finanza deve avere una funzione ancillare al servizio dell’economia, e quindi della società, oppure se la finanza deve crescere senza controlli e soprattutto con finalità e obiettivi distinti e slegati dalla società.

VIA finanzablog.it

 
 
 

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