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I colossi della distribuzione

 

La crisi del debito sovrano non è ancora dietro le nostre spalle, ieri le parole del governatore della Bce Mario Draghi – che ha preannunciato ancora tempi duri – hanno depresso gli investitori e provocato un calo su tutti i listini finanziari, le prospettive dell’Eurozona sono incerte e l’economia americana non brilla. In un quadro del genere non è facile decidere su quali titoli puntare per guadagnare qualcosa o almeno limitare i danni.

Come al solito in un’ottica difensiva, senza pretendere di moltiplicare il proprio capitale, ma con l’obiettivo di stare tranquilli si può decidere di puntare su titoli di aziende mature, multinazionali con una presenza mondiale- quindi meno soggette all’andamento negativo di qualche mercato specifico – e rivolte a un mercato di massa. L’ottica è quella di acquistare e tenere in portafoglio le azioni per un periodo medio/lungo, magari beneficiando di una politica generosa sui dividendi.Fra i titoli che rispondono a queste caratteristiche, non si possono dimenticare colossi come PepsiCo, Coca-Cola e Procter & Gamble, protagonisti della grande distribuzione e capaci di perpormance rassicuranti anche in un orizzonte temporale ampio. Investire su questi titoli può consentire di prendere pochi rischi e al tempo stesso difendere il proprio capitale dall’inflazione più efficacemente di quanto si farebbe puntando su titoli di stato tedeschi o americani, i cui rendimenti sono davvero troppo bassi anche solo per conservare il capitale investito.

L’eventualità che i governi occidentali, per affrontare la crisi del debito e ridurre il peso dell’indebitamento statale, tentinon di fare ricorso all’inflazione è più che realistica, in particolare per gli Stati Uniti, dove la possibilità di battere moneta è pressoché illimitata, per cui di fronte all’enorme massa di debito pubblico la Federal Reserve può sempre inondare il mondo di dollari. Il discorso è parzialmente diverso per l’Europa, a causa dell’ortodossia monetarista su cui si fonda la politica della Bce, ma l’inflazione rimane una possibilità sul tappeto.

In un quadro del genere un titolo come Coca-Cola può essere una soluzione difensiva. Meglio, infatti, puntare su beni tangibili, il cui acquisto non è influenzato da una situazione di crisi e di incertezza e i cui prezzi possono essere modificati senza incidere troppo sulle vendite. È il caso proprio di Coca-Cola, che in più vanta una presenza capillare su moltissimi mercati, anche nei paesi emergenti e nelle economie dai risultati più brillanti, oltre a un interessante ritorno sugli investimenti compreso fra il 25 e il 30%.

Le azioni del colosso di Atlanta non sono a buon mercato – quotano attorno ai 67 dollari al pezzo – ma negli ultimi anni la crescita è stata costante, l’anno scorso l’utile netto è stato superiore a 3 dollari e mezzo per azione e il dividendo è sempre arrivato puntualmente a remunerare gli investitori. Considerati i possibili rischi di mercato legati alle abitudini più salutiste, alla concorrenza delle altre aziende del settore e alla moda di prepararsi le bevande gassate in casa, un investimento in azioni Coca-Cola può essere paragonato a un bond con una cedola media superiore al 2,5%.

Un discorso simile si può fare per altre aziende attive nelle bevande, nell’alimentare e nei prodotti per la grande distribuzione. Per esempio PepsiCo registra utili in crescita costante..

VIA finanzablog.it

 
 
 

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