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Borse europee subito in sofferenza, ma non è tutto perduto – Borsa Time

 

Inizia male la giornata per Piazza Affari e le principali borse europee, infatti il FTSE Mib apre in ribasso di oltre 1,28 punti percentuali, trainata in negativo dal settore bancario che vede le due big italiane, Unicredit e Intesa perdere rispettivamente oltre il 5% e il 3%. Parigi -0,91%, Francoforte -0,50% e Madrid -1,01. Ma attenzione: l’ultima volta che Standard & Poor’s ha declassato il debito del nostro Paese la Borsa di Milano non ha fatto drammi. Anzi da quel 20 settembre in cui il rating italiano calò da A+ ad A gli indici azionari hanno inaugurato una fase di moderato rialzo che è durata quasi un mese, per poi ripiombare di nuovo nella tempesta che ha preceduto la caduta del governo Berlusconi a metà novembre. Non è detto, quindi, che la stangata dell’Agenzia di Rating inneschi per forza una nuova ondata di ribassi sui mercati. L’impressione, adesso come nel settembre scorso, è che gli investitori prevedessero da tempo la bocciatura e si siano mossi di conseguenza nelle settimane scorse. Insomma, chi doveva vendere ha già venduto. Questo è il l’auspicio che si raccoglie tra gli analisti. Nel frattempo i timori restano, perché l’annuncio di Standard & Poor’s ha colpito anche un altro grande Paese come la Francia. Un colpo pesante che potrebbe innescare nuova instabilità in tutta l’Eurozona. Quanto all’Italia, retrocessa nella serie B del debito, al pari di Perù, Kazakhistan e Irlanda, adesso rischia di fare ancora più fatica a collocare i propri titoli pubblici. In altre parole i rendimenti potrebbero tornare a salire e di conseguenza anche la spesa per interessi a carico del Tesoro. Non è esattamente una prospettiva esaltante per uno Stato che quest’anno deve rifinanziare circa 400 miliardi di debiti di cui 150 miliardi entro aprile. Il paradosso è che una delle motivazioni del declassamento deciso da Standard & Poor’s è proprio “la vulnerabilità crescente ai rischi di finanziamento esterno”. Questa stessa vulnerabilità finisce per aumentare proprio a causa della bocciatura decisa dall’agenzia di rating in un circolo vizioso che non promette niente di buono. E pensare che solo pochi giorni fa, con il netto calo dei rendimenti registrato nell’asta dei Btp e, soprattutto, dei Bot, l’Italia sembrava in marcia verso territori più sicuri. Adesso tutto torna in discussione. Va ricordato che il rating di BBB+, quello appena assegnato ai nostri titoli pubblici, finisce anche per ridurre la platea dei possibili investitori. Infatti, non mancano i grandi fondi internazionali che per regolamento interno possono mettere in portafoglio solo titoli di classe A. Molti di più, peraltro, sono gli investitori istituzionali che sono tenuti a comprare solo prodotti finanziari denominati “investment grade”, cioè quelli con rating superiore a doppia B, considerati più sicuri. Con la doppia retrocessione di venerdì sera, l’Italia si trova ancora all’interno del recinto dell’”investment grade”, ma pericolosamente vicina all’uscita.

 
 
 

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