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Ancora in sofferenza

 

Le Borse europee accentuano le perdite, mentre i mercati s’interrogano sull’esito del vertice Ue della settimana scorsa. Maglia nera a Milano che scende del 2,16%, nella giornata del Bot day, in cui è possibile comprare buoni ordinari del tesoro annuali senza pagare commissioni. Lo spread tra il Btp e il bund tedesco vola a 471 punti base dopo aver aperto intorno ai 435 punti. Il rendimento del titolo a 10 anni sale al 6,77%, nonostante gli acquisti della Bce, che sta comprando titoli di Stato italiani sul mercato secondario per sostenerne i prezzi. Il rendimento del Btp a cinque anni ha toccato il 7,03%. Dopo i Btp, oggi si è svolto il Bot Day (asta dei titoli di Stato senza pagare le commissioni). Il ministero dell’Economia ha collocato 7 miliardi di Bot con scadenza a un anno, con rendimenti in calo al 5,952%, dal 6,087% della precedente asta. Ma anche i differenziali dei titoli spagnoli e francesi sono in aumento:lo spread tra i bonos spagnoli e bund sale a 394 punti base col tasso sul decennale iberico al 6%, mentre la forbice Parigi-Berlino si allarga a 123 punti. L’Ocse intanto avverte: “La crescita economica continuerà a rallentare a livello globale. L’attività economica rallenterà decisamente nell’Eurozona, in Gran Bretagna, in Brasile e in India; marginalmente negli Usa, in Cina, in Canada e Russia ed in modo moderato in Giappone”. Piazza Affari ha iniziato la settimana con tendenza al segno meno. Al momento perde l’1,5%. L’All Share cede l’1,05% a 16.059 punti. Debole il settore bancario: Mps perde il 2,71%, Unicredit l’1,06% e Intesa Sanapolo lo 0,63%. Giù anche Ubi e Bper, mentre si muove in controtendenza Mediobanca (+0,22%). Male, fra gli assicurativi, Fonsai (-4%). In calo gli energetici: giù Enel ed Eni, crolla Terna (-5,27%) dopo le nuove tariffe approvate dall’autorità per l’energia e il gas. Vendite anche su Snam Rg e Saipem. Fra gli industriali, in rosso la galassia Fiat, con l’auto a -1,57% e Indutrial a -1,83%); si muove sulla parità Pirelli, in calo Finmeccanica (-1,69%). Male anche Mediaset e Telecom Italia. Nel lusso piatta Luxottica e in calo Tod’s, mentre sale dello 0,6% Salvatore Ferragamo, che alla prossima revisione salirà nel paniere principale. Bene Parmalat (+0,55%). Negative anche le principali piazze europee: Madrid cede l’1,26%, Francoforte -1,7%, Parigi -1,5%, Amsterdam -0,9%, Bruxelles -0,62%, Zurigo -0,21%, Lisbona -0,53% e Londra -0,7%. Le vendite interessano tutti i comparti, ma colpiscono in modo particolare i titoli di banche, costruttori d’auto ed assicurazioni. Nel settore del credito scivolano le greche Piraeus (-4,75%), Alpha Bank (-2,88%) e National Bank of Greece (-2,75%). Giù anche Rbs (-2,27%), Lloyds (-2,19%) e Societè Generale (-2,48%) insieme a Commerzbank (-2,34%). In campo automobilistico sono colpite Daimler (-2,2%), Renault (-2,19%), Peugeot (-1,83%) e Fiat, mentre tra gli assicurativi cedono Ing Groep (-2,64%), Allianz (-2,08%) e Axa (-1,75%). Intanto l’agenzia di rating Moody’s conferma che rivedrà le note dei Paesi della zona euro e dell’ Ue nel primo trimestre 2012 perchè il vertice europeo della scorsa settimana non ha assunto “misure decisive”. “L’assenza di misure per stabilizzare i mercati nel breve termine significa, per la zona euro e l’Ue più in generale, restare soggetti a nuovi shock e che la coesione della zona euro rimane sotto una minaccia costante”, afferma Moody’s in una nota. Contrariamente alle voci che dominano i mercati, “l’Italia potrebbe resistere” al peso di “elevati rendimenti sui titoli del debito per un lungo periodo conservando l’accesso al mercato”. Questo il verdetto della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri) sulla situazione del debito italiana. Le turbolenze dei mercati “hanno alimentato i timori che un prolungato periodo di volatilità del mercato del debito, possa portare ad una crisi in Italia, afferma la Bri, che nella sua analisi sgombra il campo da equivoci: “Vista la media relativamente alta della maturità del debito pubblico italiano (sette anni), ci vorrà un lungo periodo di tempo prima che i rendimenti elevati si traducano in un significativo costo aggiuntivo del debito”. Secondo la Bri anche se la curva dei rendimenti osservata a novembre, quando i Btp ad un anno avevano superato il 7%, dovesse persistere per tutto il prossimo anno, il costo addizionale ammonterebbe allo 0,95% del Pil. L’euro scende sotto quota 1,33 dollari, mentre i mercati continuano ad interrogarsi sull’esito del vertice di Bruxelles della settimana scorsa. La moneta europea passa di mano a 1,3290, dopo essere sceso a un minimo di 1,3287 dollari. In calo anche la sterlina che tocca uil minimo da una settimana a 1,553 sul biglietto verde, dopo il veto del premier britannico David Cameron alla nuova unione fiscale europea.

VIA: ilfattoquotidiano.it

 
 
 

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